Si può insegnare a meditare?
La risposta è no.
La meditazione avviene, spontaneamente e senza avvisarti, e quando te ne accorgi già ti è sfuggita.
«Come la superficie del mare si increspa quando soffia il vento, così anche la mente tende ad agitarsi e a divenire reattiva in presenza di turbolenze esterne. Ma se scendi quattro o cinque metri sotto la superficie del mare trovi solo un lievissimo movimento: a quella profondità l’acqua è calma anche quando la superficie è tempestosa». Jon Kabat-Zinn


Quello che è possibile insegnare sono gli strumenti che inducono ad uno stato di rilassamento, tale da consentirti il salto nella meditazione.
La postura, la respirazione, i movimenti del corpo, le riflessioni guidate, sono tutti modi per agevolare quel momento in cui la mente si ferma, finalmente tace, e tu puoi scivolare nello stato in cui diventi il tuo respiro, in cui non c’è null’altro che il tuo respiro che fluisce.
Meditare quotidianamente è un ottimo modo di affrontare l’esistenza, e, nei momenti di cambiamento, è una solida àncora cui affidarsi.
Sono ormai numerosi e autorevoli gli studi e le ricerche che dimostrano i benefici della meditazione. Meditare deriva dal latino Mederi (curare, aiutare, riflettere, medicare, prendersi cura di). In questo senso la Meditazione è un’ osservazione consapevole che si prende cura di noi. Se la Preghiera cura parlando ai livelli più profondi del nostro essere, la Meditazione cura ascoltandoli.
Il termine sanscrito per Meditazione è Dhyana da cui derivano il cinese Chan e il giapponese Zen. La radice Dhy significa posato, fondato in sé e rimanda a ciò che è alle fondamenta, all’occuparsi di ciò che è fondamentale.
La Meditazione è entrare in relazione con ciò che siamo, con le profondità del nostro essere, in uno stato che ci consente di non esserne turbati.
Conoscere chi siamo, come agiamo, cosa condiziona le nostre scelte e i nostri desideri può aiutarci a diventare più consapevoli, dunque liberi.
Impararne gli strumenti ti consente di poter praticare agevolmente anche in solitaria, quando sarà necessario, o solo per poter sperimentare, anche giornalmente, una pratica semplice ed efficacissima, davvero alla portata di tutti.
Meditazione e tecniche di respiro
Incontri meditativi di gruppo in presenza con Claudia Cunico
Gli incontri meditativi di gruppo hanno lo scopo di lavorare su aspetti importanti, come la gestione dell’ansia, dell’insonnia, delle difficoltà relazionali, attraverso un percorso che dirige l’attenzione all’interno mediante dolci e gradevoli pratiche di interiorizzazione e di rilassamento.
Come si svolge l’incontro?: ogni incontro meditativo ha un tema, cioè un argomento sul quale sarà guidata la pratica.
Gli incontri sono aperti a tutti, sia a chi si avvicina per la prima volta alla meditazione, sia a chi ha già un percorso avviato.
Quando: due giovedì al mese dalle 17 alle 18 a partire dal 10 settembre
Dove: Spazio Anam – Via Regina Teodolinda 17
Per informazioni:
Per informazioni e iscrizioni: spazioanam@gmail.com
Raja Yoga con Massimo Lozzi
Nell’approccio ordinario si tende a separare la pratica posturale dalla meditazione, come se il lavoro sul corpo e la meditazione fossero due attività diverse, collocate in momenti diversi.
È reale questa distinzione?
Negli Yoga Sūtra di Patañjali, lo yoga non viene definito come un insieme di tecniche o di posture, ma come una particolare condizione della coscienza: yogaś citta-vṛtti-nirodhaḥ. Lo yoga è ciò che si manifesta quando il movimento reiterativo della mente si acquieta.
Da questa prospettiva cambia anche il significato della meditazione. La meditazione non è una tecnica da praticare alla fine della sequenza, quando il corpo smette di muoversi. È invece la qualità della relazione con l’esperienza quando la mente non la piega continuamente alle proprie preferenze, ai propri timori, alla propria immagine di sé.
L’āsana non è una forma da raggiungere né il corpo un oggetto da correggere: ogni postura diventa occasione per osservare come “abitiamo” noi stessi — dove compare lo sforzo, il desiderio di riuscire, il confronto, la paura di non essere abbastanza. Non si osserva soltanto il corpo, ma la relazione con il corpo: è questa qualità relazionale a costituire la dimensione meditativa della pratica.
Le sequenze alternano immobilità e movimento: l’immobilità iniziale rallenta il ritmo mentale avvicinandolo a quello del corpo; da lì nasce il movimento, non come ricerca della forma perfetta ma come esplorazione.
Yoga e meditazione, in questa prospettiva, non sono due pratiche distinte, ma due nomi per la stessa esperienza — quando corpo, respiro e coscienza cessano di procedere separatamente. Proprio per questo la meditazione seduta è una possibilità inclusa nella sequenza, ma non l’unica, e forse nemmeno la più ricca di esperienza: se la meditazione è qualità di relazione più che postura, ogni forma — immobile o in movimento — può accoglierla.
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