Il secondo articolo dedicato alla meditazione si occupa della relazione fra rilassamento e meditazione e del significato più profondo di rilassamento come “lasciar andare”, smettere di “afferrare”.
Il bisogno di silenzio in un mondo frenetico
Viviamo in una società che ci rende spesso tesi, irritabili e sopraffatti dalle richieste quotidiane. Siamo in balia delle nostre reazioni emotive e dei pensieri che non smettono mai di rincorrersi. Ma cosa accadrebbe se ci concedessimo il permesso di sederci in silenzio, senza giudizio e senza dover fare nulla, anche solo per pochi minuti?
È proprio questo l’invito della meditazione, così come ci ricordano maestri come Vimala Thakar e Jiddu Krishnamurti.
Che cos’è davvero la meditazione?
La meditazione inizia quando riconosciamo il bisogno di silenzio e di contatto con noi stessi, e gli diamo spazio. Non è una tecnica da imparare con sforzo, ma un processo spontaneo e naturale. È quel momento in cui ci sediamo in silenzio e osserviamo, senza giudicare, ciò che emerge: pensieri, sensazioni, emozioni, ricordi, intuizioni. Un processo di conoscenza e di trasformazione di sè.
Spesso crediamo che meditare significhi “non avere pensieri”. In realtà si tratta di cambiare il nostro rapporto con essi: possiamo perderci nei pensieri afferrandoli appena passano oppure lasciarli scorrere senza rincorrerli, senza afferrarli, lasciandoli andare.
Il significato profondo del Rilassamento
L’etimologia latina di rilassare contiene in sé un significato profondo:
- Il prefisso “re-” significa “indietro”, “di nuovo” e dà continuità
- Il verbo “laxare” significa lasciare, allentare
Letteralmente: “lasciare andare (laxare) con continuità (re)”, nel senso di smettere di afferrare, lasciare la presa.
In latino, “laxare” veniva usato anche in senso figurato, ad esempio per “concedere una tregua” da un assedio. In generale, creare uno spazio da una situazione di costrizione. Nel nostro contesto “dall’assedio dei pensieri e del dover fare, del dover afferrare qualunque cosa”
Non è un fare, ma uno smettere di fare
Il lasciare andare di cui parliamo non è un processo intenzionale di scioglimento di tensioni muscolari o mentali guidato da tecniche specifiche (rilassamento progressivo, respirazione controllata, visualizzazioni). È uno stato di non-intervento in cui lascio la presa dei pensieri e delle tensioni muscolari osservandoli con la luce della consapevolezza. Osservo e non afferro: pensieri, emozioni, intuizioni, sensazioni, tensioni….
Come dice Shunryu Suzuki: “Lasciare andare è qualcosa che non puoi fare. Puoi solo smettere di afferrare.”
La parabola della scimmia
In oriente le scimmie venivano catturate ponendo una banana in una cavità in cui poteva passare la mano ma non il pugno. La scimmia afferrava la banana e non la lasciava, non potendo più estrarre il pugno. Il suo “attaccamento alla banana” la condannava alla cattura.
Quanto spesso anche noi rimaniamo intrappolati perché non riusciamo a lasciare andare ciò che ci tiene prigionieri?
Come iniziare: la posizione
Per meditare non serve assumere posizioni complicate. Basta sedersi su una sedia con:
- I piedi ben appoggiati a terra, paralleli, né troppo vicini né troppo lontani
- La schiena eretta ma non rigida
- Le mani appoggiate sulle cosce
- Il mento leggermente rientrato in modo che lo sguardo sia frontale
In alternativa, se si è molto stanchi, si può praticare sdraiati sulla schiena nella posizione Yoga di Shavasana, con le gambe leggermente divaricate, le braccia leggermente distanziate dal corpo e i palmi rivolti verso l’alto. Gli occhi possono essere chiusi o socchiusi.
La pratica: entrare nel silenzio
Cosa accade quando ci sediamo
Quando ci sediamo in silenzio con gli occhi chiusi, probabilmente saremo quasi subito catturati da una moltitudine di pensieri, ci ritroveremo immersi in una vera e propria nebbia. Lasciamo che accada senza opporre resistenza. Lasciamoci trasportare tranquillamente dalla corrente dei pensieri.
I tre momenti della pratica
Nella meditazione incontriamo tre momenti diversi:
- Assenza: quando siamo catturati dal flusso dei pensieri, quando lo afferriamo senza lasciar andare
- Risveglio: quando ci accorgiamo di essere altrove e torniamo al presente
- Presenza: quando siamo in contatto con il corpo e con ciò che percepiamo
Dopo qualche tempo di assenza, qualcosa in noi si accorgerà che siamo altrove, dispersi chissà dove. È un momento di vero e proprio risveglio, come quando stiamo guidando in modo automatico e dopo qualche tempo ci rendiamo conto che per un tratto di strada eravamo assenti. In una prima fase quando torniamo presenti portiamo l’attenzione alle tensioni muscolari che incontriamo senza volerle sciogliere ma semplicemente divenendone consapevoli fino a quando qualche altro pensiero non ci catturerà.
L’attenzione sostenuta
Quando questo risveglio accade, possiamo scegliere di non ritornare nella corrente dei pensieri ma di osservare il nostro corpo e le tensioni che lo attraversano. Questo orientare con dolcezza lo sguardo interiore in modo da non ritornare nella corrente è chiamato attenzione sostenuta: non è uno sforzo, ma un flusso naturale.
Alcuni maestri l’hanno descritta così:
- “L’attenzione sostenuta è come suonare il piano: non premi i tasti, li accarezzi e la musica nasce da sé.” (Alan Watts)
- “Non trattenere, non respingere. Lascia che l’attenzione riposi come una foglia sull’acqua.” (Istruzione di meditazione Vipassana)
- “L’attenzione sostenuta è come trattenere un bambino per mano: con fermezza amorevole, non con forza bruta.” (Thich Nhat Hanh)
Come insegna il Tao Te Ching: “Nel non agire, nulla resta non fatto.” La meditazione è questo: lasciare che le cose si sistemino da sole, senza intervenire.
Corpo e mente: un unico processo
Un pensiero è una “tensione della mente”, così come una contrazione muscolare è un “pensiero del corpo”. Come dice un antico detto indiano: “Se vuoi conoscere i tuoi pensieri di ieri osserva il tuo corpo di oggi, se vuoi conoscere il tuo corpo di domani osserva i tuoi pensieri di oggi.”
Le tensioni muscolari sono gli effetti dei pensieri passati che condizionano il nostro presente, la memoria dei nostri pensieri di ieri. I pensieri generano tensioni che condizionano il nostro futuro.
Le catene pensiero-emozione-tensione muscolare rappresentano un meccanismo psicofisiologico attraverso cui un pensiero genera un’emozione, che a sua volta si riflette nel corpo sotto forma di tensione muscolare.
Lasciare andare significa coinvolgere entrambi i livelli:
- Divenire consapevoli di una tensione muscolare può liberare un’emozione trattenuta
- Lasciare andare un pensiero ricorrente può rilassare il corpo
Meditare sull’espiro: una porta verso il presente
“La mente si acquieta anche con l’osservazione consapevole dell’espiro e della conseguente pausa respiratoria” (Yoga Sutra I,34)
Come dice Vimala Thakar: “Nell’attimo in cui il respiro si ferma, prima di invertire la direzione, c’è un vuoto sacro. È lì che la mente si dissolve.”
Dopo esserci sistemati in una posizione stabile e comoda, avendo osservato per qualche tempo le tensioni muscolari portiamo l’attenzione sull’espiro e la pausa che ne consegue.
Questa pratica:
- Consente di comprendere il “lasciar andare” per esperienza diretta
- Favorisce il rilassamento spontaneo
- Costituisce un ponte verso fasi più avanzate della pratica
- Introduce l’importanza dello spazio, del “vuoto nel pieno”
Creare spazio
Come scrive Rumi: “Sei un universo di vuoto punteggiato di stelle (pensieri). Non temere il vuoto: è ciò che tiene insieme le stelle.”
Rilassare, nel senso di “lasciar andare”, è creare uno spazio, concedersi una tregua dall’assedio delle tensioni fisiche e mentali in uno spazio libero dalla loro presa. La pausa dopo l’espiro introduce questo spazio, una finestra su ciò che c’è dietro le tensioni.
Come dice Thich Nhat Hanh: “Respira: l’inspiro è futuro, l’espiro è passato. Tra i due c’è un fiore di loto. Quel fiore è il tuo risveglio.”
Liberarsi dal tempo: passato e futuro
Lasciare emergere uno spazio libero dall’assedio delle tensioni fisiche e mentali è lasciare emergere uno spazio libero dai condizionamenti del passato e dalle aspettative sul futuro.
La meditazione avviene nel presente
Come scrive J. Krishnamurti: “Per osservare senza distorsione, la mente deve essere libera dal tempo – il tempo come memoria, come desiderio di diventare.”
Wilfred Ruprecht Bion aggiunge: “Scarta la tua memoria, scarta il tempo futuro del tuo desiderio; dimenticali entrambi in modo da lasciare spazio ad una nuova idea.”
In uno spazio rilassato vengono meno gli automatismi che ci impongono di confrontare ogni evento con la memoria, con il conosciuto, e con il desiderio o la paura del futuro. Essere nel presente senza memoria né desiderio significa avere la capacità di stare come se si fosse sempre di fronte al nuovo, osservandolo per come è, senza alcun giudizio, senza interferire. Questo è il prerequisito di ogni procedimento volto alla conoscenza di sé.
Rimanere ancorati al proprio bagaglio cognitivo ed emotivo è un ostacolo al cambiamento; l’aspettativa nei confronti del futuro impedisce che possano svilupparsi liberamente idee, soluzioni, fantasie. Occorre invece saper ascoltare, tenendo la mente ben aperta per far sì che in essa accada qualcosa di realmente nuovo.
Come insegna Lao Tze: “Tra il visibile (passato) e l’invisibile (futuro) c’è la Porta senza soglia. È vuota, ma da lì nasce ogni cosa.”
Ramana Maharshi aggiunge: “Il passato è un ricordo, il futuro un’idea. Entrambi sorgono nel presente. Cerca chi li osserva: quello spazio è la tua vera natura.”
Vedere le cose come sono
Gli Yoga Sutra (I.41) descrivono magnificamente questo stato: “Quando le turbolenze della mente si placano, appare uno stato di perfetta, imperturbabile ricettività in grado di cogliere, così come sono, la natura di chi conosce, della cosa conosciuta e dell’atto del conoscere, similmente ad un cristallo che riflette la superficie sulla quale è appoggiato.”
Nella fase di rilassamento lasciamo emergere uno spazio libero dall’assedio delle tensioni fisiche e mentali in cui non c’è né passato né futuro ma solo il presente. In questo spazio possiamo “vedere le cose come sono” senza memoria né desiderio (o paura): la natura di chi conosce, della cosa conosciuta e dell’atto del conoscere.
Invito alla pratica
Non dobbiamo rubare molto tempo alla nostra giornata. I benefici saranno una ricompensa più che proporzionale.. All’inizio bastano 5-10 minuti al giorno per osservare l’alternanza tra assenza, risveglio e presenza. Col tempo, potrai rimanere più a lungo se lo desideri.
La cosa più importante è non avere aspettative: ogni volta che ti siedi, lasciati sorprendere da ciò che emerge quando smetti di fare e inizi semplicemente ad essere.
✨ La meditazione non è aggiungere qualcosa alla nostra vita, ma permettere a ciò che già siamo di emergere con chiarezza.
Articoli precedenti:








